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Firenze, Ancora Italia: «Movida fuori controllo? Frutto di scelte politiche»

La polemica sulla movida a Firenze è tanto aspra quanto surreale. Inutile piangere sul latte versato dopo aver messo in atto delle politiche che hanno portato a concepire il centro storico come un museo a cielo aperto in cui i cittadini residenti sono vissuti e fatti vivere come corpi estranei. In questo modo scomparso il senso di appartenenza e il civismo” lo dichiara Antonello Cresti, vicepresidente nazionale di Ancora Italia.

“Firenze è oramai una città d’arte totalmente priva di spazi di intrattenimento intelligente, in preda alla speculazione commerciale e turistica, una ‘quinta’ vuota, vissuta da giovani cui sono stati compressi i diritti fondamentali con lockdown e coprifuoco, che manifestano il loro disagio con tassi di alcolismo e depressione sopra la norma, e che si riversano per le strade spaesati” continua Cresti.

“Come se ne esce?” Conclude Cresti “Bisogna interrompere immediatamente la controversa e ideologia del “decoro”,di fatto una forma di repressione meramente “formale”, puntualmente contraddetta dalla svendita dei centri storici a sponsor e a privati, come dall’antiestetico utilizzo di installazioni di arte contemporanea totalmente avulse dal contesto o da scelte urbanistiche scellerate. Lavorare ad un reinserimento, e alla responsabilizzazione di locali e non in una idea di nuovo civismo partecipato. Dare nuova centralità alle cosiddette periferie, che devono diventare il teatro privilegiato di eventi, creando veri e propri “distretti tematici”, attraverso la valorizzazione delle aree dismesse, ex strutture industriali etc… Utilizzare questi luoghi come laboratorio per architettura e arte contemporanea e non”.

E ancora “cessare la politica dei “grandi eventi”, enormi concerti una tantum che funzionano come fugace spot, ma che non hanno alcuna incidenza reale sul tessuto cittadino. Reinvestire tali risorse per una proposta capillare e continuativa di eventi più piccoli che facciano vivere le varie zone della città, anche come antidoto a degrado, piccola criminalità”.
Infine “promuovere la libera circuitazione delle conoscenze, al fine di evitare fenomeni di concentrazione delle competenze ed aprire a personalità super partes l’ideazione di nuove pratiche culturali. Lavorare al rilancio attivo dell’artigianato locale, non solo in termini della vendita di oggetti, – con una ferrea disciplina dei prodotti imitativi e delle contraffazioni – ma anche rilanciandone la pratica con grandi scuole e laboratori atti allo scopo”.

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